Giancarlo Cerri
“L'Eco dei simboli. Tracce di Memoria
Di Giada Gasparotti
Scrivere di questo artista non è per me un semplice esercizio critico, ma un momento
di autentica commozione. Conosco il Maestro da anni e con lui ho condiviso il ricordo
profondo di una persona a noi molto cara. Ho visto Giancarlo Cerri crescere, aprirsi,
nonostante il suo carattere silenzioso, e sperimentare, evolvendosi nel tempo; mi si
concederà, perciò, questa piccola ma necessaria introduzione autobiografica.
Ma è tempo che le emozioni lascino spazio alle immagini: parliamo della sua arte, o
sarebbe meglio dire della sua scrittura. Nelle sue tele i simboli si strutturano in un
vocabolario totalmente personale, tutto da scoprire o, per meglio dire, da leggere. Si
rincorrono su texture vellutate che evocano la consistenza dei tessuti, sembrano
ricami che invitano chi guarda ad un'esperienza tattile. Proprio su queste superfici
delicate, poggiano i segni, nati dalla mente fervida dell’artista, originario di Pavullo nel
Frignano, e attinti dai ricordi di una vita vissuta che non lo abbandona mai. Emergono
dai sogni e da memorie che si fanno vivide attraverso il quotidiano, durante l’ascolto di
una musica o di una poesia e che divengono un'urgenza narrativa interiore e
impellente. Un impulso costante che lo accompagna sin dagli anni '70, esordio del suo
percorso pittorico.
La mostra “L'Eco dei simboli. Tracce di memoria” nasce proprio con l'intento di
raccontare e decifrare il mondo dell'artista, svelando la sua personalissima “scrittura
automatica”, chiaro richiamo al movimento d’Avanguardia . Tuttavia, se da un lato
l'artista sembra richiamare la corrente surrealista nel tentativo di lasciare emergere
liberamente l'inconscio e il passato, dall'altro se ne distanzia nettamente. A
differenza del Surrealismo, infatti, il suo linguaggio non è svincolato dalla logica, non
intende creare caos. Al contrario, riaffiora dal tempo per offrirci un vero e proprio
testo visivo: un racconto preciso, intimamente personale.
Un racconto che ci parla anche dell’oggi, come quando l'artista sceglie di racchiudere i
simboli in anelli di filo per rappresentare l'isolamento contemporaneo. Gli stessi fili
che nell’opera successiva ci ricordano l'importanza della connessione e delle relazioni
umane. Insomma, è un percorso vario quello dell'autore, che approda al simbolo ma che
nasce da una sperimentazione continua di tecniche e materiali e che al di là della
varietà dei temi affrontati, trova alla base della sua poetica, l'autentico desiderio di
aprirsi all'altro, in una costante ricerca di quell'armonia che si riflette nitidamente
sulla tela.