Artista

PIERO CRIVELLARI

BLU DI PRUSSIA, 2019

BLU DI PRUSSIA, 2019

dimensioni: 100 x 100 cm
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ATTESA, 2018

ATTESA, 2018

dimensioni: 80 x 60 cm
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AMICI, 2018

AMICI, 2018

dimensioni: 80 x 60 cm
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LARA, 2019

LARA, 2019

dimensioni: 50 x 70 cm
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LA BORSA ROSSA, 2019

LA BORSA ROSSA, 2019

dimensioni: 100 x 120 cm
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LA FORZA, 2019

LA FORZA, 2019

dimensioni: 100 x 120 cm
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LA MASCHERA AZZURRA, 2019

LA MASCHERA AZZURRA, 2019

dimensioni: 60 x 80 cm
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LA MASCHERA VIOLA, 2019

LA MASCHERA VIOLA, 2019

dimensioni: 60 x 80 cm
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PASSEGGIATA SULLA BATTIGIA, 2020

PASSEGGIATA SULLA BATTIGIA, 2020

dimensioni: 60 x 80 cm
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SANTO STEFANO, 2020

SANTO STEFANO, 2020

dimensioni: 50 x 50 cm
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SHOPPER, 2020

SHOPPER, 2020

dimensioni: 80 x 60 cm
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TRAMONTO, 2020

TRAMONTO, 2020

dimensioni: 50 x 50 cm
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DISCUSSIONE, 2021

DISCUSSIONE, 2021

dimensioni: 60 x 80 cm
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GEMELLE AL MARE, 2021

GEMELLE AL MARE, 2021

dimensioni: 50 x 50 cm
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ROCCA ARRIGHINA, 2021

ROCCA ARRIGHINA, 2021

dimensioni: 100 x 50 cm
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PIERO CRIVELLARI
Un mosaico della complessità del vivere contemporaneo, delle dinamiche relazionali, del rapporto, spesso conflittuale, tra individuo e collettività. È questo lo scenario entro cui Piero Crivellari ambienta i propri “racconti dell’umano”, alternando quadri con molte figure – talvolta disposte in modo da ricordare un fregio antico, altre volte invece distribuite come pedine sopra una scacchiera – ad altri, più simili a ritratti, dove l’attenzione si concentra maggiormente sull’espressività del volto. Nel primo caso l’intento sembra essere quello di restituire uno spaccato – se non un vero e proprio “fermoimmagine” – del paesaggio urbano, paragonando quest’ultimo ad un palcoscenico sul quale gli individui si muovono ciascuno interpretando un ruolo. Come un obiettivo fotografico in grado di immortalare tanto l’insieme quanto il particolare, allo stesso modo l’occhio dell’artista cattura sia il panorama cittadino brulicante di presenze umane sia le singole figure che da questo panorama emergono, spostando così l’attenzione dal volto informe della massa ai caratteri inconfondibili del singolo individuo. Potremmo definire quello di Crivellari un autentico “blow-up”, ovvero una messa a fuoco di particolari – e talvolta anche un loro ingrandimento o una differenziazione cromatica rispetto agli altri colori del dipinto – che servono a restituire “umanità”, e quindi tutte le prerogative proprie dell’essere umano anche in termini etici, alla collettività senza volto e senza nome del cosiddetto “villaggio globale”. In altre parole, attribuire nuovamente dignità e importanza alla singola persona, al patrimonio irrinunciabile della sua individualità, in un mondo che invece punta sempre di più al conformismo delle abitudini, dello stile di vita e del pensiero. Quello che Crivellari intende fare, in effetti, è “levare la maschera” ai falsi miti della società odierna, e quindi svelare gli inganni delle sovrastrutture che il nostro tempo sovrappone al senso profondo ed autentico del vivere fino a farlo quasi del tutto sparire. Da qui la presenza nei suoi “ritratti non ritratti” della dicotomia tra il volto e la maschera, tra l’essere e il voler essere, in un conflitto di per sé insanabile a cui solo l’arte – sembra dire Crivellari – può offrire una valida alternativa rimarcando la centralità dell’uomo e l’eterno potere della bellezza.
Daniela Pronestì